Abusivismo e lavoro nero al tempo di internet

Ben vengano le nuove tecnologie applicate al commercio, ai trasporti, alla somministrazione, all’accoglienza ed ad ogni altro settore imprenditoriale in grado di offrire prodotti e servizi alla propria clientela, ma solo all’interno delle regole che valgono per il resto del mondo imprenditoriale”.

È cosi che Jacopo Ferretti, segretario generale di Confartigianato, ribadisce il no dell’associazione degli artigiani fiorentini alla sharing economy senza regole che, partita dai trasporti e approdata all’accoglienza, si sta allargando ultra-rapidamente ad altri  settori imprenditoriali come la ristorazione con gli home restaurant e il benessere con  parrucchieri ed estetisti a domicilio.

“Si tratta di app utilissime quando mettono in contatto chi cerca con un chi offre che è un’impresa, ma molto pericolose quando ad offrire sono invece coloro che svolgono ‘attività imprenditoriali non professionali’: nella migliore delle ipotesi, chi, con un po’ di tempo a disposizione e qualche competenza auto-attribuita e non certificata, ‘apre bottega’; nella peggiore chi svolge una vera e propria attività imprenditoriale abusiva, evadendo le tasse (nella misura e nei modi richiesti alle imprese regolari) ed ignorando i requisiti professionali, igienico-sanitari e di sicurezza (sul lavoro, come nei confronti della clientela) che ogni imprenditore deve rispettare” prosegue Ferretti.

Confartigianato sostiene le nuove tecnologie e collabora anche con le società che le stanno diffondendo, prova ne è il lavoro svolto, tramite Artex, con Airbnb per la promozione delle Airbnb Experiences: pacchetti ideati per immergere i turisti nella realtà locale, mettendoli in contatto con imprenditori del luogo (mosaicisti, profumieri, ristoratori e così via) che raccontano (e fanno provare live) la loro professione e particolari aspetti della cultura della città.

Il punto è che non basta una stanza per essere un albergatore, un phon per essere un parrucchiere, un’auto per essere un tassista, una cucina a disposizione per essere un ristoratore  in barba, per esempio, a qualsiasi criterio ‘protezionistico’ che il Regolamento Unesco richiede ai ristoratori di Firenze.

“Certo, estremizzando la questione anche a tutti gli imprenditori in regola piacerebbe lavorare a queste condizioni: nessun adempimento fiscale o burocratico da rispettare, nessuna qualifica professionale da attestare e nessun obbligo rispetto alla sicurezza (per loro stessi, i loro dipendenti e i loro clienti). Le regole di civile convivenza, però, impongono altro: si lavora, si rispettano le norme e si pagano le tasse” commenta Ferretti.

A preoccupare l’associazione è la leggerezza con cui i Palazzi stanno affrontando la questione, avallando una deregulation normativa che svantaggia l’economia sana e non tutela il consumatore.

La Regione Toscana, per esempio, sta addirittura regalando all’home restaurant un apposito ed elasticissimo articolo del nuovo Codice del Commercio che, per dirne solo alcune, non impone ai ristoratori ‘amatoriali’ neppure i fondamentali della sicurezza (come il superamento di corsi antincendio e pronto soccorso) e l’obbligo dei corsi di somministrazione (vedi Rec e Haccp).

Ma il consumatore lo sa cosa sta mangiando, dove sta andando a dormire, che auto utilizza o che prodotti gli vengono somministrati? È fondamentale che l’utenza abbia chiara la portata dei rischi e degli interessi in gioco: dietro l’apparente risparmio economico si possono infatti nascondere la mancanza dei requisiti di professionalità e formazione, delle coperture assicurative, del rispetto della sicurezza e, non ultimo, di un rapporto di lavoro regolare che solo chi è a norma può offrire ai propri addetti.

Claudio Barbetti

IL COIFFEUR: CLAUDIO BARBETTI - DOMINA HAIR, FIRENZE

Se app come le inglesi Pretty, Uspaah, Ruuby e Blow, per intenderci le Uber-coiffeur che permettono di avere comodamente a casa propria, quando si vuole e a un prezzo più basso, un’ampia gamma di servizi da parrucchiere, non sono ancora arrivate in Italia a preoccuparci tutti quanti, ora come ora, è un fenomeno che ne costituisce l’anticamera e gli spiana la strada: gli appuntamenti su facebook. Ex parrucchieri ed ex dipendenti di parrucchieri che, sistematicamente, postano video e foto mentre lavorano a casa delle loro clienti (che al 90% sono le ex clienti degli ex saloni in cui lavoravano), utilizzando il social network non solo per promuoversi, ma anche per prendere appuntamenti. Si tratta in parte di “evasori loro malgrado”, imprenditori che non sono riusciti a far fronte ai costi d’impresa e donne che, dopo esser diventate mamme, hanno necessità di maggior tempo a loro disposizione e in parte di “furbetti”, veri e propri evasori per scelta. Le ripercussioni? Molto negative, non tanto per i saloni già affermati da anni, quanto per i giovani che vogliono aprire una nuova attività e devono crearsi una clientela: è impossibile per loro sostenere la concorrenza del sommerso che fa prezzi stracciati. Guardando al futuro, è stupido e impossibile opporsi al progresso e ben vengano app che permettono il lavoro al domicilio del cliente, ma solo se riservate a professionisti:  imprenditori e partite iva.

 

 

 

Francesco Gozzini

IL RISTORATORE: FRANCESCO GOZZINI – IL GUSCIO, FIRENZE

Le app dell’home restaurant? Sono contrario perché al 90% è concorrenza sleale alle imprese regolari, quelle che pagano le tasse, sostengono come da legge i costi del personale e sono in regola con tutte le normative. I non professionisti che cucinano bene e arrotondano il lunario col social eating sono la minoranza: a utilizzare queste app sono perlopiù ex imprenditori che, dopo aver chiuso il loro locale perché le entrate non sono riuscite a tenere il passo con tasse e costi vari d’attività, si sono “re-inventati” in questo modo e “imprenditori abusivi” che si sono organizzati proprio per poter svolgere il lavoro con queste particolari modalità. Ma in entrambi i casi si tratta di concorrenza sleale con tutte le ripercussioni del caso: lavoro nero, evasione fiscale, scarsa sicurezza. Il problema è che il settore in questo campo non è regolamentato, è un Far West che non prevede controlli. Nel mio locale la Asl o la Guardia di Finanza possono entrare quando vogliono e fare i controlli del caso mentre, al momento, si devono tenere alla larga da qualsiasi home restaurant perché non sono sede d’impresa, ma solo private residenze.

 

 

 

 

Debora sania de Marco e Matteo Falleri

GLI ALBERGATORI: DEBORA SANIA DE MARCO e MATTEO FALLERI – VILLA LANDUCCI, FIRENZE

Come B&B professionale siamo sempre ben contenti che ci siano innovazioni che facilitano sia chi offre un servizio -in questo caso il pernottamento- che chi lo deve acquistare. C’è sempre un'opportunità in più grazie al cambiamento e all'evoluzione. Così, anche noi usiamo delle piattaforme come Airbnb, abbiamo tanti colleghi che fanno come noi e siamo tutti ben contenti del servizio. Purtroppo in ogni settore possono nascere situazioni che permettono -a chi le sfrutta- di lavorare senza essere in regola. Ma questo non vuol dire che il servizio debba essere bloccato o combattuto, ma semplicemente che va modificato e reso inaccessibile a chi, in Italia, non presenta i requisiti di regolarità. Inoltre è competenza dello stato e del fisco vigilare e dialogare con queste società innovative per impedire che si possano registrare professionisti che poi in realtà non lo sono.

 

 

 

 

IL TASSISTA: RICCARDO SENESI – FIRENZE

Lo battaglia con Uber a Firenze è superata, ma siamo sempre sul chi va là perché la multinazionale, nonostante si sia ritirata dalla nostra città l’estate scorsa, difficilmente non si giocherà tutte le carte disponibili per proseguire la sua guerra. Tralasciando ogni riferimento al fatto che Uber viola la legge che regola il trasporto pubblico non di linea e lo ammette pure, sia pur implicitamente, voglio solo evidenziare come la società non offra niente di nuovo (se non il rischio di un’accresciuta concorrenza sleale e di maggior abusivismo per il settore): i tassisti fiorentini hanno da tempo sviluppato piattaforme tecnologiche di assoluta eccellenza, comprese app che non hanno niente da invidiare a quella americana e che, al contrario, fanno lavorare nel pieno rispetto delle normative. Basta provarle: a Firenze e in tutta Italia Apptaxi e ItTaxi sono disponibili sia per Android che per Ios.

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